Il 18-19-20 marzo a Roma si è tenuto il XIII CONGRESSO NAZIONALE per celebrare i 50 anni della fondazione dello Snals. Di seguito l’intervento del segretario Vito Masciale , molto apprezzato da tutti i presenti come ha evidenziato lo stesso segretario generale Elvira Serafini nel ringraziarlo alla fine del suo discorso .
Care amiche e cari amici, è bellissimo poter celebrare in tanti il 50° anniversario della costituzione del nostro sindacato a cui i nostri Segretari Generali Elvira Serafini dello SNALS e Lello Margiotta della CONFSAL ed il Consiglio Nazionale hanno voluto dedicare questo Congresso.
Ci ritroviamo a celebrare questo convegno nazionale in un momento storico in cui il futuro di tutti è fortemente incerto in cui la parola diritto sembra non avere più senso nella gestione dei rapporti e tutto questo non potrà non influenzare il clima del nostro lavoro come sindacato.
Voglio subito condividere con voi una frase che rappresenta una immagine e che secondo me indica la strada che sicuramente noi tutti nel nostro operare come sindacato seguiremo: il futuro del fiume è la sorgente; è una riflessione associata alla poetica di Ungaretti nella sua opera “I Fiumi”.
Noi lavoriamo da sempre mettendo al centro del nostro operato i diritti dei lavoratori: i padri fondatori 50 anni fa hanno sentito il bisogno di dare vita ad un nuovo sindacato proprio per soddisfare questa esigenza fondamentale: niente discorsi partitici o dialoghi legati alla politica del momento ma fiera indipendenza e autonomia da tutto questo e continueremo così perché se noi con tutti i nostri iscritti siamo il fiume il nostro futuro trae origini e viene alimentato dalla nostra sorgente che sono i valori indicati dai nostri padri fondatori.
L’obiettivo di un congresso è soprattutto quello di tracciare sulla base dei valori le prospettive di azione che ci impegneranno nei prossimi anni. Il nostro paese è ancora una volta di fronte a sfide socioeconomiche culturali e demografiche che richiedono sostenibilità del sistema sociale.
Siamo sicuri che la formazione e l’istruzione siano leve fondamentali per dare soluzioni ai vecchi e nuovi problemi e per costruire il futuro delle nuove generazioni e del sistema paese.
Lo sviluppo del capitale umano è cruciale per tutto questo ma soprattutto la qualità delle risorse umane e professionali è altrettanto importante per assicurare l’equità sociale e l’occupabilità dei cittadini.
In questo processo il personale della scuola ha un ruolo determinante che va valorizzato in ogni circostanza affinché recuperi il prestigio sociale che merita e che non ha al giorno d’oggi.
Tutti sono, a parole, per una scuola di qualità ma una scuola di qualità per definirsi tale ha bisogno, tra le altre cose, di rispetto per la sua funzione istituzionale, del prestigio sociale dei suoi lavoratori della efficacia formativa dei percorsi di studi.
Siamo di fronte all’ennesima emergenza educativa dopo internet e i social il nuovo nemico trappola è l’intelligenza artificiale e ancora una volta la scuola diventa un punto centrale. Ma la scuola non può sostenere un sovraccarico funzionale che indebolisce la sua identità, fa passare in secondo piano il suo ruolo istituzionale confonde le sue responsabilità con quelle di altri soggetti in primis la famiglia ed il resto della società civile.
Serve creare attorno alla scuola un nuovo clima di fiducia e di considerazione sociale per garantire ai nostri ragazzi livelli sempre più alti di istruzione e di competenze che sono gli strumenti principali della mobilità sociale e sappiamo che in Italia l’ascensore sociale è fermo. fin qui ho riepilogato quello che tutti noi conosciamo ma da oggi in poi?
Certo sono problematiche per la cui soluzione servirebbe la bacchetta magica per farli scomparire oppure il quotidiano più lento, ma sempre efficace, lavoro di un sindacato come il nostro: le mete sono: eliminare il precariato l’obiettivo immediato è ridurlo progressivamente in maniera sensibile creando premesse che evitino il formarsi di nuovo.
Altra meta è: niente classi pollaio senza aspettare che ciò avvenga per un triste fenomeno naturale di denatalità ma perché così potremo parlare realisticamente di istruzione personalizzata perché ogni alunno/a è diverso dall’altro e non solo quelli che non rispondono ai canoni della così detta normalità.
Altra meta è la sburocratizzazione effettiva mentre assistiamo ogni giorno ad un aumento di moduli da compilare e non solo per le segreterie ma anche per i docenti che vogliano prendere iniziative didattiche innovative e al passo con i tempi.
Ancora, altra meta è il benessere totale a scuola dei docenti vessati da attacchi delle famiglie, dalla maleducazione degli alunni, dal lavoro svolto in ambienti non idonei ed insicuri.
L’obiettivo è alleggerire il loro carico di stress quotidiano.
In un paese ammalato di patriarcato endemico la scuola è negli anni stata sempre più affidata alle donne che svolgono egregiamente e con grande e profondo spirito di sacrificio il loro impegno quotidiano e alle quali viene negato in alcuni ordini di scuola, il riconoscimento di lavoro usurante e la possibilità di andare in pensione senza penalizzazione pesanti.
E soprattutto manca la possibilità su base volontaria di fare carriera e ricoprire ruolo diversi ma sempre utili, anzi indispensabili, in una organizzazione complessa come la scuola.
Figure estemporanee come il tutor, l’orientatore il coordinatore di classe potrebbero essere incarnate in maniera stabile in una carriera docenti fino ad arrivare al ruolo di vicedirigente che esiste in tutte le altre amministrazioni dello stato escluso la scuola.
Altra meta maggiori investimenti e non tagli più o meno occulti come quello che i docenti hanno appena subito sulla carta docenti creando una guerra fratricida fra poveri perché tutto viene giustificato con l’allargamento del diritto ad averla ai docenti precari e al personale ATA: l’allargamento sarebbe stato effettivo se fosse stata aumentata nel bilancio del ministero la somma totale da destinare alla carta docenti e non lasciando la somma totale immutata ed aumentando il numero dei lavoratori su cui dividerla.
Altra meta è: cambiare le regole dell’organico del personale ATA ferma da ventenni alla luce anche delle nuove mega strutture scolastiche frutto di dimensionamenti basati solo su calcoli statistici e senza aver alcun algoritmo errato a cui poter dare la responsabilità.
….. l’elenco non finisce qui, ma noi dello SNALS-CONFSAL non ci tireremo indietro a nessun tavolo di confronto, ed auguro buon lavoro ad Elvira, Irene, Antonio, Daniela, Giuseppe, alle 2 Lucia, Maria Rosaria, Rosatilde e Teresa ed ai Consiglieri che fanno parte degli uffici, sottolineando a tutti loro che il futuro del fiume è la sorgente e la nostra sorgente dopo 50 anni è più che mai ricca e vitale.
Vito Masciale